|
|
|
Ecco alcuni brani estrapolati dal mio libro (edito nel 2008) dal titolo "Strazia la Notizia" la voce della trentinenza.
|
|
|
Il RIMBAMBINO di Lucio GardinTra le eredità lasciateci da Giovanni Pascoli, oltre alla “Cavallina storna” e al famigerato “Valentino”, c’è anche uno scritto in cui afferma che in tutti noi c’è un bambino che fa sentire la sua voce e che scopre la poesia che c’è nelle cose. Vista in questi termini la cosa appare positiva, ma non sempre è così. Sarà forse perché dentro di me, al massimo, c’è un rimbambito-bambino da cui rimbambino che è perfido, inaffidabile, e si insinua nei miei gesti quotidiani stravolgendo quel poco di logica che hanno. Per dire. L’altra sera me ne stavo beatamente sprofondato nel divano guardando il Milan in tv quando, all’improvviso, mi è venuto in mente che avevo lasciato il cordless sulla base. Onde evitare che, come sempre accade, qualcuno decida di telefonarmi proprio nel momento in cui fanno goal, mi sono alzato per prenderlo.
|
|
|
|
Non ci crederete, ma nel tragitto tra il divano e l’ingresso (e sono pochi passi) si è svegliato il rimbambino che c’è in me, e sono riuscito a dimenticarmi che cosa dovevo fare. A quel punto mi guardo intorno e cerco di valutare la situazione: dunque, più avanti c’è il bagno, forse dovevo andare là? No, nelle zone basse sembra tutto tranquillo. A destra c’è la cucina, forse ho fame? No, niente fame. Allora mi rassegno e torno sul divano; ma non appena ri-sprofondo nei cuscini, ecco il rimbambino che mi ricorda quello che dovevo fare.
Ora, passi se il rimbambino mi disturba durante un tragitto breve, ma quello che infastidisce è quando il rimba s’impossessa delle mie meningi dopo che mi son fatto tutte le scale fino in cantina e, lì giunto, non riesco assolutamente a fare mente locale e ricordarmi perché diavolo ci sono andato. Una volta, completamente perso nei dubbi, per sicurezza ho preso un po’ di tutto, olio, pelati, carta igienica, latte, sale grosso, tonno, quattro gomme antineve, e quando sono rientrato in casa carico come tutt’e tre i Re Magi insieme, improvvisamente mi si è accesa la lampadina: ero sceso a riprendere il cordless che avevo dimenticato il giorno prima, quando sono sceso in cantina per riprendere il cordless ma non mi sono ricordato cos’era quell’oggetto che ero sceso in cantina a riprendere e quindi l’ho lasciato lì.
|
|
|
|
------------------------------------------------------------------------------------------
|
|
|
ARTIGIANI MODERNI di Lucio GardinLo scorso anno mi si è rotta la corda della tapparella della finestra (a dire il vero era rotta da cinque anni, ma siccome rientro sempre di notte non me n’ero mai accorto). Il primo pensiero è stato chiamare un falegname. Chiedo in giro, guardo sulle pagine gialle, consulto una medium ma niente, falegnami non ne esistono più. Ne hanno avvistato uno ad una mostra dell’artigianato di Treviso nel ’77 ma l’hanno portato via per studiarlo. Alla fine ne trovo uno miracolosamente sfuggito ai rastrellamenti degli antropologi, lo chiamo e fissiamo l’incontro per un giovedì. Quel giovedì resto appositamente a casa e aspetto.. aspetto.. Mi richiama venerdì dicendomi che viene sabato. Sabato aspetto.. aspetto.. Domenica mattina mi butta giù dal letto alle 7.00 e fissiamo l’incontro per il lunedì successivo. Lunedì’ aspetto.. aspetto.. Mi richiama martedì e mi dice che viene giovedì, poi venerdì, poi sabato.. Domenica mattina mi ributta giù dal letto alle 7.00 per chiedermi l’indirizzo perché gli si è liberato un buco di mezz’ora e sarebbe arrivato da me in dieci minuti, per fare il lavoro nei rimanenti dieci (perché andavano calcolati nella somma del conteggio anche i dieci minuti necessari per il ritorno a casa).
Gli do l’indirizzo e aspetto.. aspetto.. Per farla breve, l’autunno dopo mi suonano alla porta. E’ lui! Lo faccio entrare e gli indico la tapparella rotta. Lui tira fuori dalla borsa una chiave regolabile e con quella prova a fare tutto, la usa come martello, cagna, cacciavite… Finalmente, dopo due ore di lavoro e un buco nel muro delle dimensioni di Giuliano Ferrara, riesce ad aprire il cassonetto che contiene la corda rotta. Col morale rinfrancato da questa umile vittoria del proletariato, riprende a lavorare con più lena e in meno di tre ore riesce a rimettere la chiave nella borsa degli attrezzi (non prima di avere distrutto sei piastrelle che accidentalmente si trovavano proprio dove la chiave aveva deciso di cadere). A quel punto, dopo avere avuto la geniale intuizione di non poter usare la chiave regolabile anche per sostituire la corda rotta, s’è ingegnato di usare la cinta dei suoi pantaloni. Quindi, mi ha chiesto i suoi bei 80 euro in nero ed è andato via (in mutante perché la sua cinta era murata in casa mia). Devo essere sincero, appena è uscito ho tirato un sospiro di sollievo. Felice, ho provato subito ad alzare la tapparella. Mi è caduto addosso tutto l’infisso. Stamattina ho chiamato un muratore. Il prossimo autunno vi dirò com’è andata a finire.
|
|
|
|
------------------------------------------------------------------------------------------
|
|
|
LA COLF TURBODIESEL di Lucio GardinLa mia colf è una gran donna, davvero. E' precisa, ordinata, laboriosa, diligente, tutto quello che non sono io. Ama la casa, adora vederla pulita e in ordine. Ci sono però alcuni piccoli particolari che mi sconcertano di lei. Primo: non la sento mai entrare dalla porta, e si materializza davanti quando meno me l’aspetto. Secondo: dopo il suo passaggio gli oggetti tendono alla migrazione. Butto le scarpe in sala, passa l’ectoplasma, me le ritrovo (addirittura!) nella scarpiera. Ma si può? Ammetto di non essere ordinatissimo, ma la confusione in casa mia corrisponde al disordine mentale della mia mente, per cui mi ci trovo perfettamente a mio agio. Sul tavolino del soggiorno c’è tutto quello che normalmente uso mentre guardo la TV: un libro, il tagliaunghie, il block notes, una tazza di caffè, il cordless, la schiuma da barba, la mazza da golf, le catene della macchina, il tavolo da ping pong, il parapendio eccetera. Cosa me ne faccio? Non pretenderete mica che mi limiti a guardare la TV? La mia capacità di attenzione ha un limite, se non faccio anche altre cose mi addormento. Perché ci sono poche cose che rimbambiscono più di guardare la tv, e una di queste è guardarla da accesa.
Evidentemente la mia colf cerca di razionalizzare le mie attività, quindi elimina ogni volta questi oggetti rimettendoli al loro posto e io, regolarmente, mi ritrovo spiazzato.
Lo stesso dicasi per i libri; io li caccio sulla libreria a seconda di quello che sto leggendo (mi premuro di lasciare in bella mostra solo quelli che mi hanno fatto meditare il suicidio, in modo che lei possa leggerli e magari lasciarsi prendere dalla stessa voglia). Ma raramente la vedo leggere. Lei prende e impila. Non è una donna, è un muletto. Credo che potrebbe lavorare in biblioteca: li ordina per dimensione e alle volte, sospetto, perfino per casa editrice e per colore. Il risultato è che mi prende il panico perché non è facile ricreare il disordine costruito con mesi di paziente non lavoro. E per tanto che mi sforzi, non riesco mai ad ottenere lo stesso splendido mix di confusione che avevo prima dell’intervento di bonifica. Credo che licenzierò l’ectoplasma. Se riesco a scoprire gli orari nei quali si intrufola a casa mia.
|
|
|
|
------------------------------------------------------------------------------------------
|
|
|
TELECAMERA CON VISTA di Lucio Gardin“La vita è un palcoscenico dove ciascuno cerca di interpretare la sua parte”. Non so chi disse questa frase, forse nessuno, ma la fitta rete di telecamere dispiegate in ogni angolo delle città confermano questa sentenza. Un tempo c’era da pettinarsi solo per andare in banca, oggi invece ci sono telecamere fuori da ogni negozio. C’è gente che passa dal parrucchiere anche per andare a buttare l’immondizia “sia mai che passo davanti a qualche telecamera”. C’è chi è convinto siano telecamere del Grande Fratello, chi di Scherzi a Parte. Ieri ne ho visto un’altro zampettare in calzamaglia per le vie di Milano danzando “La morte del cigno”, e chiedendo ad amici e parenti di mandare un sms per il televoto. Solo che l’altro giorno proprio mentre alcuni passanti erano assorti dalla sua morte del cigno è stato colpito da uno stormo di pallettoni da un cacciatore che, bloccato dai vigili, si giustificava dicendo: “Ho visto che stentava a morire e mi pareva brutto farlo soffrire..”
Insomma ciascuno cerca di ricavarsi un posto al sole; perché un tempo andava in tv chi aveva qualcosa da dire, oggi ci va chi non ha niente da fare. E così una mia amica quando s’è vista dare dalla commessa un resto di 2 euro anziché di 40, è stata al gioco ed ha cominciato a sorridere ad ogni latitudine che sembrava colpita da un attacco di berlusconismo acuto. Ci sono volute due ore per convincerla che non era su candid camera.
Persino i bambini vivono in un mondo condizionato dalla tv, tanto che sono convinti che alla fine la giustizia faccia il suo corso, gli animali parlino, e da grandi troveranno lavoro. D'altronde basta accendere la tv e subito ci trovi i tuoi vicini di casa che litigano a Forum, o ti vedi quel filmino delle vacanze (che eri riuscito a scansare a fatica a casa di parenti) dalla Licia Colò. Una mia amica effettivamente ha raggiunto la notorietà venendo filmata per pura coincidenza mentre faceva l’amore in casa sua. Di riflesso anche il marito nel suo piccolo ha ricevuto i complimenti da un certo numero di improvvisate fan. Lui l’ha presa bene, almeno finché non ha scoperto che l’uomo del filmato non era lui.
|
|
|
|
------------------------------------------------------------------------------------------
|
|
|
QUANDO FINISCE UN AMORE di Lucio GardinQuando finisce un amore il comportamento di maschi e femmine è molto diverso. Partiamo dalla donna. Quando finisce un amore, la reazione di una donna è la stessa che avrebbe in qualsiasi altra situazione dove non è lei a decidere: inizia a piangere. Il passo successivo è la parrucchiera. Quello successivo, o spesso contemporaneo, è la telefonata all’amica del cuore. Insieme, scriveranno una mail che ti massacra e troveranno il filmato di carnevale in cui tu eri vestito da donna, e lo manderanno su You Tube. Leggere quella mail sarà per te un dolore nel dolore, perché mentre lei elenca tutti i tuoi difetti che le hanno rovinato la vita, la lettera è piena di “i” con sopra i cuoricini, di faccine sorridenti e di emoticon da prima elementare. Il terzo passo sarà farti sapere che è caduta in una depressione senza ritorno, roba da suicidio, anche se in realtà è in discoteca con minigonna, capelli finti, ciglia finte, chiappe finte, tette finte, unghie finte a dire a tutti che tu non sei un uomo vero.
Quando finisce una relazione, l’uomo ha qualche problemino in più. Prima di tutto sei portato a sopravvalutare la tua ex. Adesso ti sembra più bella più brava e più intelligente di qualsiasi donna al mondo. Ti sembra statuaria come una modella anche se in realtà è così piccola e larga che quando si veste di giallo la scambiano per un taxi. E perché la idealizzi? Semplice, perché non è più tua. E’ tipico dell’uomo. E così, con quest’ideale in testa, sei mesi dopo la rottura alle quattro del mattino di un sabato notte le telefoni con voce alterata e impastata. “Volevo solo farti sapere che mi hai rovinato la vita e che non te lo perdonerò mai perché ti odio, puttana! ... (dopo una breve pausa) Ma voglio che tu sappia anche che esiste sempre una chance per noi due.. perché ti amo” Questa in gergo è conosciuta come la telefonata del “ti amo/ti odio” anche detta la telefonata dell’ubriaco. Il 99 % degli uomini l’ha fatta almeno una volta nella vita.
|
|
|
|
------------------------------------------------------------------------------------------
|
|
|
I GENI DEL TRADIMENTO, CHE GENI!Dalle pagine della rivista Internazionale, Milana Runjic sostiene che l'essere umano è nato per essere poligamo, e il fatto di voler cambiare molti partner sarebbe scritto nei nostri geni. "Ah dev'esser propri dei geni!" ha commentato mia moglie; ma ormai la riflessione era partita, e la domanda è: perché pretendiamo anche fedeltà dal nostro partner invece di apprezzarlo per la profondità dei suoi sentimenti? Forse perché, contrariamente a quanto accade per gli animali che vivono il sesso in modo molto libero (le corna dei cervi ne sono la dimostrazione), noi umani, fatta eccezione per le showgirl, lo viviamo ancora come tabù? Per noi il tradimento nasce dal contatto con centinaia di simili, e quindi può capitare di essere attratti dall'odore, dallo sguardo, o dal comportamento di un'altra persona.
Ma, non tutti gli animali sono fedifraghi. Ad esempio panda e pinguini sono monogami, ed è facile intuirne il motivo: il Panda ha così poche probabilità di trovare un altro Panda ancora in vita che non può certo mettersi a fare lo schizzinoso, e per quanto riguarda i pinguini, essendo che sono tutti uguali, quante probabilità ci sono per un pinguino di incontrare una pinguina più attraente della sua? (è il motivo per cui anche i commessi di Mc Donald's tendenzialmente sono monogami)
Se per monogamia intendiamo "amore eterno", l'animale più fedele è senza dubbio il cane. Ma quanto gli costa questa completa devozione? Che cosa può provare un cane pastore che guida devotamente un cieco, il "suo" cieco, quando incontra un altro cane che corre al guinzaglio di una bionda? O semplicemente quando annusa un amico del suo padrone, e il suo odore gli piace di più? Ci pensa mai un cane che potrebbe andare a star meglio? Quanti impulsi e desideri deve soffocare? Noi uomini ci riusciremo mai? Sono domande senza risposta perché - come scrive la stessa Runjic - nonostante quello che sosteniamo in pubblico sull'importanza dell'amore eterno, poi siamo i primi ad innamorarci di qualcun'alto.
Ma torniamo al regno animale. Una delle specie più infedeli è sicuramente il gatto. I gatti non si fanno problemi di sorta. La mia gatta adesso è in calore. La mia adorabile piccola micina è diventata una specie di barbie Braz. Si mette le autoreggenti, i tacchi a spillo, il trucco, e si piazza alla finestra per farsi vedere. Ogni mattina decine di gatti maschi se ne stanno fuori di casa mia fumando sigarette e aspettando che la meretrice esca all'aperto. Ieri uno di loro ha cercato di intrufolarsi in casa travestito da pony express. Aveva il furgone, i pacchi e tutto il resto, ma non mi sono fatto fregare; ho letto la targhetta col nome sulla giacca che diceva "Fuffi", e gli ho detto "Non firmerò niente! FUORI da casa mia sporcaccione!!!".
|
|
|
|
------------------------------------------------------------------------------------------
|
|
|
LA TELEFONATA SACCA' INNOCENZI di Lucio GardinUna piccola riflessione sulla legge voluta dal ministro Maroni che impone le impronte digitali ai Rom: inutile e controproducente. Controproducente, perché intingere i polpastrelli degli zingari nell'inchiostro comporta un successivo problema: oltre all'argenteria dovremo preoccuparci anche delle ditate sui muri. Ed inutile perché non ha senso utilizzare l'inchiostro, quando basterebbe fargli toccare il foglio al naturale. Hey riponete il macete! era solo una battuta, una boutade, satira insomma. Il razzismo è tutt'altra cosa.
E ora veniamo al tema di oggi. Giorni fa è stata pubblicata l'intercettazione telefonica tra il consigliere dell'Agenzia delle Comunicazioni Giancarlo Innocenzi e il direttore di Rai fiction Agostino Saccà che, pare, tramassero per far cadere il governo Prodi (uomini di poca fede, bastava aspettare un attimo). Ma il punto è un altro: quella telefonata era fasulla. Il vero dialogo, quello originale, ve lo riporto di seguito. Diffidate delle imitazioni. I: Giancarlo Innocenzi S: Agostino Saccà
I: Ieri ho incontrato Del N.e ma non sapevo come si chiama la moglie di B.n!
S: Eh?
I: Lei fa l'attrice, e ho pensato che se chiamo Del N.e e faccio leva su B.ni, poi B.n lo tenevamo per le pa.e per via della F.o
S: Come scusa?
I: Ma se lo scopre D.a prima di P.i, quel c.to si c.a addosso. Anche se quel figlio di p.a non ne vuole sapere di cag.si addosso!
S: Magari è questione di stitichezza
I: Tra l'altro la moglie di quel p.a è una bella str.a perché non ha detto a Del N.e di essere la moglie di B.n! Ma porca tr.a come fa Pr.i a fidarsi di st.i così?
S: Eh?
I: Se dico a Bo.n che aiuto quella tr.a non deve saperlo quel fr.io di P.i!
S: Scusa posso interromperti un attimo?
I: Ora speriamo che quel co.o non parli con Del N.e sennò scopre il gioco e avvisa V.i e poi manda a casa Bo.n prima che B.n faccia cadere P.i!
S: Senti, scusa se t'interrompo, ma posso chiederti una cosa?
I: Dimmi.
S: Non potresti parlare senza tutti quei puntini che non ho capito un c.o di quello che hai detto?
|
|
|
|
------------------------------------------------------------------------------------------
|
|
|
ATTREZZATURA INVERNALE di Lucio Gardin A Campiglio nei giorni scorsi è sceso oltre 1metro e mezzo di neve. In valle era prevista la presenza del Premier Berlusconi ma non s’è visto. A dire il vero è stata avvistata una piccola protuberanza di neve che procedeva verso la piazza, ma un villico del posto ha preso un badile e ha colpito la montagnola semovente pensando si trattasse di una talpa fuori stagione. Ma il mitico assessore è in buona compagnia, perché anch’io sono rimasto vittima della grande nevicata. Ci sono diversi modi per descrivere una nevicata. Osservandola attraverso una finestra, con caminetto acceso e brandy in mano, può essere come una sonata di Mozart: ogni fiocco una nota che cade sul pentagramma del paesaggio per ridipingerlo col pennello della melodia, o una surrealistica poesia di Prévert che ricopre ogni dove di soffice letteratura engagé. Se però ti trovi per strada, alla guida di un’auto con le gomme estive, la metafora poetica si trasforma in una grande, stratosferica, mondiale, galattica rottura di zambraga. Com’è successo a me, travolto in piena bufera per le strade di Cavalese. Occorre premettere che prima di partire, ho seguito il suggerimento della protezione civile che ricordava “per mettersi in viaggio è necessario avere l’attrezzatura invernale”, e per questo mi sono munito di guanti e sciarpa. Ma nonostante l’attrezzatura invernale, dopo dieci minuti la mia auto era in completa balia della neve. Per fortuna ho trovato alcuni automobilisti intenti a montare le catene, e mi sono fermato per fare altrettanto. Premetto che non sono un automobilista ferrato. Certo, in linea di massima conosco i principali comandi da usare: freno, frizione, acceleratore, accendisigari, ma per tutto il resto non sono un genio. Detto questo, ho estratto le catene dal baule cercando di copiare quello che facevano gli altri. Vedendo che tutti le montavano sulle ruote anteriori ho pensato “sono il più fesso io, da montarle dietro?”. Morale, mentre le altre auto si allontanavano, io avevo le ruote anteriori ancorate alla neve e quelle posteriori che sgommavano facendo comporre alla macchina dei simpatici e allegorici cerchi nella neve. E assistendo inerme al paesaggio che mi girava intorno, mi sono ricordato che la mia auto ha la trazione posteriore.
Ed ho pensato “sì, sono il più fesso”.
|
|
|
|
|
|
|
|